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E ora, una volta tanto, giochiamo…

di Annalisa Borghese

Potrebbe essere una provocazione in un momento come questo in cui i punti interrogativi sono tanti e le questioni da risolvere altrettante. Ma sta di fatto che la nostra mente ha bisogno anche di giocare. Di guardarsi intorno in modo diverso dal solito. Di inventarsi percorsi che non siano quelli di sempre.

Se è vero che la gioia sta nelle piccole cose, la voglia di essere curiosi e scoprire quello che abbiamo attorno contribuisce. E poiché vedere e guardare non sono sinonimi, nella cultura che semina distrazione coltivare l’attenzione fa la differenza ed esprime la nostra originalità.

Inoltre prestare attenzione è rivitalizzante perché tenendoci nel presente interrompe il flusso dei pensieri che oscillano continuamente tra passato e futuro e a lungo andare ci logora. Insomma, una tregua per la nostra mente che nell’osservazione può finalmente “mollare la presa”.

Provare per credere. Bastano pochi attimi e va benissimo provare anche con ciò che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Infatti non è necessario trovare per forza qualcosa di nuovo per esercitarsi.

Un esempio? Nel percorso fra casa e lavoro o fra casa e supermercato cercate ogni giorno un dettaglio che il giorno prima non avevate notato: può essere un gatto che fa capolino tra i cespugli o un fiorellino sbocciato tra i cubetti di porfido, una cartaccia per terra, le nuvole in lontananza… I dettagli non mancano mai.

Molti altri suggerimenti – più di un centinaio, semplici e meno semplici – li potete trovare nel libro di Rob Walker, docente alla School of Visual Arts di New York, “L’arte di vedere le cose intorno a noi”, De Agostini Editore, 2019.

Da sorseggiare una tisana di vaniglia e lamponi, ottima a temperatura ambiente. E occhio ai particolari della tazza!

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