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Festival dello Sport a Trento: grande finale con Jacobs, Sacchi e Lippi, Agostini, Biaggi e Bebè Vio

“Un applauso così lungo e fragoroso non l’avevo mai ricevuto”. Marcel Jacobs, l’uomo jet che ha dato per la prima volta in 120 anni di storia delle olimpiadi una medaglia d’oro all’Italia nella prova regina, quella dei cento metri, ha commentato così il suo ingresso sul palco del Festival dello Sport di Trento, di fronte a un pubblico in visibilio

NordEst – Un applauso infinito. Nella finale dei 100 metri, intorno all’ottantesimo metro, Jacobs ha raggiunto i 43,3 km all’ora. La gloria del passato Valerij Borzov, ucraino, oro a Monaco 1972 nei 100 e 200, che ha rimesso la medaglia d’oro olimpica al collo di Jacobs, si è rivolto alla platea così: “In un secondo un uomo così fa cinque passi da oltre due metri. Provateci!”.

“Quella finale dei cento metri del primo agosto 2021 a Tokyo l’ho rivista tante volte. Sono momenti che non hai nei tuoi ricordi, perché sei concentrato sulla gara. E ogni volta che mi riguardo – deformazione sportiva – vedo qualche errore. ma mi emoziono anch’io”. Il campione olimpico Jacobs ha risposto alle domande del direttore scientifico del Festival e vicedirettore della Gazzetta dello Sport, Gianni Valenti, e della ex schermitrice e ora commentatrice Margherita Granbassi. Jacobs ha riavvolto il nastro di un successo inaspettato per molti, ma non per lui, che ci ha sempre creduto e ha sempre lavorato per raggiungere questo storico traguardo: “Il mio obiettivo era entrare in finale. Sapevo che la semifinale era tosta. Ai blocchi di partenza della finale ero tranquillo.

Con la mia mental coach, che ho sentito al telefono anche tra le due gare, avevo fissato l’obiettivo-medaglia. Ai blocchi di partenza ho guardato i miei avversari e mi sono detto: ‘Perché devono vincere loro?’ E ho fatto loro un in bocca al lupo che mi ha portato fortuna. Non voglio sembrare sbruffone, ma guardando la mia corsia 3 ho subito capito che ce la potevo fare”. Altro fattore per quell’attimo vincente: l’energia positiva della medaglia nel salto in alto di Gianmarco Tamberi, conquistata dall’atleta marchigiano 13 minuti prima: “Ho sentito la sua energia e il suo grido nello stadio vuoto: ‘Vai Marcel’. E ho sentito l’adrenalina a mille”. Un oro che ha entusiasmato l’Italia intera. “Io ho vissuto un sogno – ha dichiarato Jacobs dal palco – e me lo voglio godere. Ma no, la mia vita non è cambiata. A Roma mi alleno sullo stesso campo, stessa corsia. Certo, c’è l’affetto del pubblico. Sono venuti ad aspettarmi alla stazione ferroviaria di Trento…” Sangue freddo anche sulla falsa partenza della finale: “Finché non sentivo il colpo di pistola non mi sono mosso. Anzi, forse sono partito un po’ in ritardo”. Jacobs ha anche parlato dei tre figli, di sette, due e un anno. Difficile stare dietro loro: “Per fortuna sono veloce” ha scherzato – aggiungendo che grazie alla triplice paternità a soli 27 anni si è sentito molto più responsabilizzato.

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Sono pochissimi gli atleti azzurri dell’atletica con figli. L’atletica come metafora della vita. Sofferenze, costanza, delusioni, infortuni, successi e gioie: “Sei atleta 24 ore su 24. Fisioterapia, palestra, allenamento, chiropratico, dieta, sonno calcolato”. Ma bisogna avere un sogno e prenderselo è possibile. Meglio un record o un oro olimpico? “La medaglia ti resta per tutta la vita” la risposta convinta dell’uomo jet di Desenzano.


In breve

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